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La risposta più immediata che ci è venuta è quella che deriva dall’immagine qui sopra. La sagoma rossa al centro non è un nuovo continente, o quasi. Si chiama  Pacific Trash Vortex o Great Pacific Garbage Patch, in italiano l’”isola di plastica del Pacifico“. E’ un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situato nell’Oceano Pacifico, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord. La sua estensione non è nota con precisione: le stime vanno da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un’area più grande della Penisola Iberica a un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti), ovvero tra lo 0,41% e il 5,6% dell’Oceano Pacifico.

Quantunque valutazioni ottenute indipendentemente dall’Algalita Marine Research Foundation e dalla Marina degli Stati Uniti stimino l’ammontare complessivo della sola plastica dell’area in un totale di 3 milioni di tonnellate, nell’area potrebbero essere contenuti fino a 100 milioni di tonnellate di detriti. L’accumulo si è formato a partire dagli anni cinquanta, a causa dell’azione della corrente oceanica chiamata Vortice subtropicale del Nord Pacifico (North Pacific Subtropical Gyre), dotata di un particolare movimento a spirale in senso orario, che permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra di loro. «Questa  grande massa di rifiuti – spiega Charles Moore oceanografo e scopritore nel 1997 di questo gigantesco ammasso di spazzatura — sta espandendosi ad un ritmo costante. Si è formata negli anni ‘50 ed è continuamente alimentata dagli scarti che provengono per il 20% da navi e dalle piattaforme petrolifere e per l’80% direttamente dalla terraferma».

La raccolta differenziata è dunque importante e fondamentale per diversi motivi:

  • per ridurre i rifiuti portati in discarica e per limitare l’uso di materie prime nella realizzazione di nuovi prodotti;
  • perché i rifiuti separati vengono poi riciclati;
  • perché produrre oggetti con materiali di recupero richiede meno energia che produrli utilizzando materie prime;
  • perché si riduce la massa dei rifiuti da smaltire, che sono di per sé un problema, ecc..

Molti dei rifiuti che finiscono nella pattumiera potrebbero essere riciclati, ossia recuperati e trattati per produrre nuovi materiali. Ad esempio i giornali vecchi, se condotti al macero e trattati opportunamente, permettono di produrre carta riciclata a costi minori e senza bisogno di tagliare alberi. In modo simile si può ottenere vetro dalla fusione delle bottiglie vuote, oppure concime dagli scarti alimentari. Per avviare i rifiuti al riciclaggio è sufficiente suddividerli per tipi di materiali.

Altri rifiuti vengono invece raccolti in modo differenziato perché contengono sostanze inquinanti o perché rappresentano un rischio per la salute. Ad esempio molti degli oggetti di uso comune, come pile, lampade al neon e televisori, contengono metalli pesanti che, se dispersi nell’ambiente, causano gravi danni alla natura e all’uomo. Altri tipi di rifiuti pericolosi sono i farmaci scaduti e alcuni vecchi frigoriferi che contengono gas dannosi per l’ozono. E’ quindi fondamentale trattare questi materiali in modo differenziato, affinché possano essere recuperati o smaltiti in modo corretto.

In coerenza con i principi sopra esposti, la legge italiana (attraverso il cosiddetto “Decreto Ronchi” recepito successivamente dal D.Lgs 152/06) ha imposto ai comuni di incrementare la quantità di rifiuti raccolti in modo differenziato. Cisterna Ambiente dispone di oltre 500 contenitori per la raccolta differenziata nei quali i cittadini possono conferire la carta, gli imballaggi in vetro, alluminio, plastica e metalli, gli abiti usati ed altri rifiuti pericolosi. I risultati raggiunti rappresentano un importante miglioramento, ma ancora non sono stati raggiunti i livelli minimi imposti dal D.Lgs 152/06.